News a cura di Federico Caiafa (@federico.caiafa)
La buona notizia: record storico
Per capire cosa sta succedendo a Varese bisogna partire da un dato impressionante. Nel 2025 la provincia ha raggiunto un traguardo che nessuno si aspettava: le sue aziende hanno venduto all’estero merci per oltre 14 miliardi di euro, con una crescita del 21,7% rispetto all’anno precedente. In pratica, per ogni 100 euro di prodotti esportati nel 2024, nel 2025 ne sono usciti quasi 122.
A trainare il boom sono stati soprattutto tre settori: l’aerospazio e i mezzi di trasporto (2,6 miliardi, +33%), i macchinari industriali e, a sorpresa, la moda e il lusso, con l’abbigliamento a +54% e le pelli e calzature a +39%. Anche l’elettronica avanzata ha messo a segno un impressionante +73%. Numeri da celebrare, dunque. Ma dietro questa facciata brillante si nascondono problemi enormi che rischiano di ribaltare tutto nel giro di pochi mesi.
Le due minacce che spaventano gli industriali
Se i numeri del 2025 sono così positivi, perché gli imprenditori varesini non festeggiano? La risposta sta in due grandi pericoli che arrivano dall’estero e che nessuna azienda, per quanto brava, può controllare da sola.
- La crisi energetica. Il conflitto attuale in Medio Oriente ha reso instabile lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita gran parte del petrolio e del gas mondiale. Per le aziende varesine della chimica e della plastica, settori che consumano enormi quantità di energia, questo significa bollette sempre più pesanti e margini di guadagno ridotti quasi a zero. Nel solo 2025, queste imprese hanno richiesto oltre 2,5 milioni di ore di Cassa Integrazione.
- I dazi americani. Gli Stati Uniti sono da sempre uno dei mercati più importanti per i prodotti italiani. Ma con la politica economica portata avanti da Donald Trump alla Casa Bianca, Washington ha alzato pesanti barriere doganali contro le merci europee: in pratica, chi vuole vendere un prodotto negli USA deve pagare una tassa aggiuntiva che rende quel prodotto più caro e meno competitivo. Gli analisti stimano che queste misure mettano a rischio fino a 16 miliardi di euro di esportazioni italiane complessive. Per Varese, dove moltissime aziende ricavano dall’estero l’80% del proprio fatturato, perdere l’accesso al mercato americano significherebbe un colpo potenzialmente devastante per l’occupazione e la sopravvivenza di intere filiere produttive.
Perché “vendiamo in italia” non è la soluzione
È stato suggerito di compensare le perdite causate dai dazi semplicemente puntando sul mercato interno, cioè vendendo di più dentro i confini nazionali. L’idea, sulla carta, può sembrare ragionevole: se l’America ci chiude le porte, vendiamo ai nostri connazionali. Ma il presidente di Confindustria Varese, Roberto Grassi, ha spiegato perché questa strada non funziona.
Le macchine utensili varesine, ad esempio, sono un settore da 2,5 miliardi di euro. Si tratta di prodotti altamente specializzati, come frese a controllo numerico che possono costare mezzo milione di euro ciascuna, progettate per grandi gruppi industriali internazionali. Non sono beni che si possono vendere al dettaglio o proporre a piccole officine già in difficoltà. In più, l’economia italiana stessa sta rallentando, i tassi di interesse restano alti e le imprese sono prudenti negli investimenti. In parole semplici: il mercato italiano è troppo piccolo e troppo debole per sostituire quello globale.
Come reagiscono le imprese varesine
Le aziende non stanno a guardare. Le strategie di difesa sono almeno tre. Primo: nuove rotte commerciali. Per non dipendere solo dagli USA, le vendite verso l’India sono esplose del +46%, facendone la nuova “terra promessa” per macchinari e prodotti chimici. Secondo: digitalizzazione. Aziende come la Lamberti di Albizzate investono massicciamente nella gestione digitale della filiera di fornitura, per non restare bloccate dalla carenza di materie prime. Terzo: attrarre talenti. Il progetto MILL a Castellanza sta creando un hub innovativo con oltre 12.000 mq di aree verdi, pensato per trattenere ingegneri e tecnici specializzati che altrimenti fuggirebbero verso Milano o la Svizzera.
In sintesi: cosa c’e in gioco
Il 2025 è stato un anno d’oro per l’export varesino, ma il 2026 si preannuncia durissimo. Le previsioni di Confindustria parlano di un PIL italiano che, nello scenario peggiore, potrebbe calare dello 0,7%, trascinando il Paese in recessione. La sfida è doppia: da un lato servono scelte politiche coraggiose a Roma e Bruxelles per difendere il commercio; dall’altro, le imprese devono continuare a innovare, diversificare e investire sulle persone. L’obiettivo è fare in modo che il record del 2025 non resti solo un bel ricordo.
Fonti:
- https://www.confindustria.it/news/rapporto-di-previsione-csc-primavera-2026-pil-a-07-con-guerra-prolungata/
- https://www.varesefocus.it/il-posto-delleuropa-nel-mondo/
- https://primasaronno.it/economia/piu-217-per-lexport-della-provincia-di-varese-nel-2025/
- https://www.va.camcom.it/archivio5_notizie-e-comunicati_0_12218.html
- https://www.varesefocus.it/varese-guarda-verso-hannover/
- https://www.va.camcom.it/archivio5_notizie_0_12145.html
