Articolo a cura di Giulia Fasola (@_giuliafasola)
Introduzione – L’Europa si riarma
Il settore della difesa, negli ultimi anni, ha sovraperformato qualsiasi altro in Europa, resistendo alle ondate di vendite sui mercati, e attirando l’attenzione di investitori istituzionali e retail. Dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, i governi europei, dopo decenni di tagli alle spese militari, si sono trovati impreparati a fronteggiare un conflitto alle loro porte.
Nel 2025, la Commissione Europea ha varato il piano ReArm Europe, un programma da 800 miliardi di euro per ricostruire le capacità militari del continente.
Perché l’Europa ha deciso di riarmarsi?
Secondo il SIPRI, istituto di ricerca svedese tra i più autorevoli al mondo in materia di spese militari, nel 2023 la spesa media dei Paesi europei per la difesa era appena all’1,3% del PIL.
L’evoluzione del contesto internazionale – dalla guerra in Ucraina ai cambiamenti nella politica estera statunitense e alle discussioni sul contributo europeo all’interno della NATO – ha evidenziato la necessità per l’Europa di rafforzare le proprie capacità di sicurezza. Al Vertice NATO dell’Aia nel giugno 2025, i 32 Paesi membri hanno assunto un impegno storico: portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035.
Per finanziare questo salto, la Commissione Europea ha strutturato il piano ReArm Europe su tre pilastri principali: (i) l’allentamento delle regole del Patto di Stabilità per permettere agli Stati di spendere in difesa fuori dai vincoli sul deficit, (ii) un nuovo strumento chiamato SAFE che raccoglierà fino a 150 miliardi di euro sui mercati da erogare come prestiti agli Stati, e (iii) il coinvolgimento di capitali privati attraverso la Banca Europea per gli Investimenti.
Cosa sta succedendo in borsa?
A partire dal 2022, i titoli delle principali aziende europee del settore della difesa hanno iniziato una corsa senza precedenti nella storia recente dei mercati del continente. L’indice Stoxx Targeted Defence, che raggruppa i principali produttori europei di armamenti, ha guadagnato oltre il 62% negli ultimi 12 mesi, contro un modesto +10,4% dell’indice Stoxx 600 che rappresenta il mercato europeo nel suo complesso.
I titoli che più hanno beneficiato di questa ondata sono quelli delle aziende con i portafogli ordini più esposti al riarmo europeo. Rheinmetall, il principale produttore tedesco di veicoli corazzati e munizioni, ha registrato un guadagno vicino al +200% su base annua, così come la svedese Saab. Leonardo e Rolls-Royce hanno entrambe superato il +110%.
I mercati, però, non si muovono in una sola direzione. Dopo i massimi raggiunti a inizio 2026, i titoli della difesa europea hanno subito una correzione di circa l’11%, segnale che parte delle aspettative future era già stata incorporata nei prezzi. Il settore resta volatile: quando Rheinmetall ha pubblicato risultati trimestrali leggermente sotto le attese nell’estate 2025, Leonardo ha perso circa il 6% nella stessa seduta, a dimostrazione di quanto le sorti di questi titoli siano strettamente intrecciate.
Il nodo del debito
Se sui mercati azionari il riarmo europeo appare come un’opportunità, sul fronte dei conti pubblici il quadro è più complesso.
Il meccanismo principale del piano ReArm Europe, la clausola di salvaguardia, permette ai governi di spendere in difesa senza che questo venga contato ai fini del deficit europeo, finanziando la spesa emettendo nuovo debito sui mercati. Le conseguenze sono già emerse con i rendimenti dei titoli di Stato europei tornati a salire. Secondo il FMI questo approccio rischia di mettere sotto pressione la sostenibilità fiscale nel medio termine, con il debito pubblico destinato a crescere di circa 7 punti percentuali del PIL nell’arco di un decennio.
L’Italia: tra opportunità industriale e vincoli fiscali
Per l’Italia, la situazione è delicata.
Da un lato, il Paese ha da guadagnare sul piano industriale: il settore della difesa italiano vale circa 22 miliardi di euro di fatturato e impiega 180.000 persone. Leonardo e Fincantieri sono due dei principali beneficiari attesi del piano europeo. Leonardo, secondo le stime di Morningstar DBRS, potrebbe aggiudicarsi tra il 30% e il 50% dei nuovi appalti pubblici italiani nel settore. Per Fincantieri si apre la prospettiva di commesse dalla Marina statunitense.
Dall’altro lato, i conti pubblici italiani lasciano poco spazio di manovra. Con un debito pubblico che a inizio 2026 ha superato i 3.112 miliardi di euro, il governo ha scelto una linea prudente: a differenza di oltre 15 altri Paesi europei, l’Italia non ha attivato la clausola di salvaguardia, ricorrendo ai prestiti europei del programma SAFE. Una scelta comprensibile, ma che sposta il problema al futuro: quando questi fondi finiranno, Roma dovrà trovare risorse proprie per mantenere gli impegni presi in sede NATO.
Conclusione – Un’opportunità da non sprecare
Il riarmo europeo è un fenomeno che ridisegna i mercati finanziari per anni. Le opportunità per gli investitori sono reali, così come i rischi per i conti pubblici dei Paesi più indebitati. Il 2026 sarà l’anno in cui si capirà se le promesse politiche si trasformeranno in contratti concreti e in crescita industriale reale, oppure se il peso del debito aggiuntivo inizierà a pesare sulla stabilità finanziaria di alcuni Stati membri. Per l’Italia, la sfida è fare in modo che i benefici industriali di questa trasformazione arrivino prima che il conto fiscale diventi troppo salato da pagare.
Fonti
- https://www.money.it/spese-militari-2026-classifica-paesi-che-spendono-di-piu
- https://www.ekonomia.it/2026/04/28/spesa-per-la-difesa-e-crescita-i-costi-di-lungo-periodo-del-riarmo/
- https://www.we-wealth.com/news/investire-azioni-difesa-militare
- https://quifinanza.it/economia/riarmo-nato-deficit-debito-italia/917436/
- https://global.morningstar.com/it/azioni/i-titoli-europei-della-difesa-salgono-scia-alle-crescenti-tensioni-politiche-sono-ancora-sconto
